Consumi: Fismo Confesercenti, il caldo scioglie i saldi invernali, vendite in calo per sette negozi su dieci. “Cambiamo date e regole per salvare le vendite di fine stagione”

Vendite di fine stagione affossate dal cambiamento climatico e dall’eccesso di offerte. E i negozi continuano a diminuire: nel 2023 per ogni impresa nata, quattro hanno cessato l’attività. Campobasso: “Mercato della moda in balìa degli sconti, distorsione concorrenza sottrae ai negozi 3 miliardi di euro di vendite ogni anno”

Il caldo ‘scioglie’ i saldi. A più di un mese dall’inizio, il bilancio delle vendite di fine stagione è negativo: circa 7 su 10 segnalano risultati in calo rispetto allo scorso anno, con una contrazione media di oltre il 21%. A pesare, un autunno-inverno caratterizzato da temperature eccezionalmente miti, che hanno ridotto la domanda. Ma anche la perdita di appeal sul pubblico dell’istituto dei saldi, il cui impatto è ‘diluito’ dalla mancanza di regole sulle promozioni e dal conseguente boom di offerte, soprattutto online.

Una distorsione concorrenziale a svantaggio delle imprese minori, che costa ai negozi 3 miliardi di euro di vendite l’anno.

A lanciare l’allarme è Fismo, l’associazione delle imprese del settore moda Confesercenti, sulla base di un sondaggio condotto su un panel di imprese associate.

L’occasione è l’incontro di oggi del Coordinamento tecnico della Commissione Sviluppo Economico della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con le principali Associazioni di categoria del settore, per la revisione dell’Intesa sulle “vendite di fine stagione”. Un’Intesa stipulata nel 2011 “al fine di favorire unitariamente misure a tutela della concorrenza”, per rendere omogenea su tutto il territorio nazionale la data di inizio delle vendite di fine stagione. Previsioni, finora, sempre confermate.

Il problema oggi però non è più solo quello di concordare le date: occorre infatti prendere atto che i saldi, come attualmente regolamentati, costituiscono un istituto ormai agonizzante”, spiega Benny Campobasso, Presidente di Fismo Confesercenti.

La distribuzione tradizionale, nei negozi fisici, dei prodotti appartenenti al settore moda è da sempre stata considerata un fiore all’occhiello del Made in Italy. Tuttavia, alla luce di varie situazioni contingenti che sono venute a realizzarsi nell’ultimo decennio, il settore versa in uno stato di profonda crisi. Solo nel 2023 per ogni nuova impresa che ha aperto, quattro hanno cessato l’attività”.

“A pesare – continua – la fase ‘bulimica’ da sconti in cui siamo entrati: vendite promozionali, vendite sottocosto, liquidazioni, offerte speciali, temporary shops, black friday, boxing days, ecc.  Iniziative che, inevitabilmente, diluiscono l’impatto delle vendite di fine stagione e sottraggono quote di mercato alla rete di vicinato. La cultura dell’acquisto vantaggioso, o presunto tale, è stata infatti sposata dai consumatori e le offerte dell’on-line utilizzano massicce campagne promozionali in totale libertà. Le regole di fatto sono saltate”.

Gli elementi di distorsione della concorrenza sono evidenti”, conclude il Presidente di Fismo Confesercenti.

Occorre ora, e presto, ristabilire un effettivo equilibrio e garantire la parità di condizioni fra le diverse forme distributive, considerando anche il fattore climatico. Per questo la maggior parte degli imprenditori del comparto chiede un posticipo netto delle date di avvio delle vendite di fine stagione, oggi fissate a pochi giorni dall’inizio ‘astronomico’ delle stagioni stesse”.

“Il Governo, per garantire l’equilibrio del mercato deve quindi avocare a sé le competenze in materia di vendite straordinarie, riprogrammando sia la durata dei saldi, che non deve essere superiore a 30 giorni, sia le date di inizio, che non devono cadere prima del 20 febbraio per i saldi invernali e del 20 agosto per quelli estivi. Ma, decisamente più importante, definire norme a tutela degli esercizi di vicinato. I saldi hanno rappresentato e potrebbero ancora rappresentare una grande opportunità per i consumatori, purché sia garantita la possibilità di comparare le diverse offerte in un contesto in cui anche il piccolo esercizio commerciale possa competere”.

 

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